immigrazione

Interrogazioni Camera 3 agosto 2006: immigrazione

Pubblicato su Asilo, Governo, Parlamento, immigration by silvia su Agosto 4th, 2006

Posizione del Governo in materia di immigrazione - n. 3-00187)

PRESIDENTE. Il deputato Grimoldi ha facoltà di illustrare l’interrogazione Maroni n. 3-00187 (vedi l’allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 8), di cui è cofimatario.
Le ricordo che ha un minuto di tempo a disposizione.

PAOLO GRIMOLDI. Grazie, Presidente. Visto che, a pochi giorni dall’insediamento del Governo, autorevoli rappresentanti dell’esecutivo tornano a manifestare la volontà dell’attuale maggioranza di procedere ad un completo smantellamento della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, mentre da una parte il ministro dell’interno Amato dichiara che non è in discussione il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro (introdotta proprio dalla legge Bossi-Fini), il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero, ha espresso una diversa intenzione del Governo, cioè quella di procedere ad una revisione profonda dell’attuale disciplina dell’immigrazione, volta, in particolare, ad introdurre l’istituto dello sponsor, oppure, la qual cosa ci preoccupa maggiormente, addirittura quello dell’autosponsorizzazione: l’immigrato, cioè, che sponsorizza se stesso. Sarebbe lo stesso immigrato, privo di lavoro, a dare le garanzie, non si sa con quali mezzi, del proprio sostentamento, nell’attesa di trovare un posto di lavoro che probabilmente non troverà.

PRESIDENTE. Il ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell’interno. Signor Presidente, confermo al collega interrogante di avere detto che non è in discussione il collegamento tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro, ed è giusto che sia così.
Il problema che oggettivamente sorge è se il modo più corretto di realizzare quel collegamento sia quello adottato dalla legge vigente, che lo identifica nel contratto di soggiorno, con le sue caratteristiche proprie di contratto stipulato da un imprenditore o da un operatore italiano con una persona che si trovi all’estero prima che il contratto raggiunga il suo perfezionamento. Potrà trattarsi di conseguenze



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non volute, ma è bene sperimentata, tra gli effetti di questa disciplina, la propensione degli immigrati ad entrare prima in Italia, stabilire un rapporto personale e, quindi, ottenere il contratto di assunzione, laddove il contratto di soggiorno ben si potrebbe prestare esclusivamente per lavoratori altamente qualificati che un imprenditore italiano abbia pre-identificato in un paese straniero.
Quanto ai ricongiungimenti familiari, mi sia consentito osservare che i cambiamenti sono stati molto semplici e largamente condivisi. Si è previsto che il genitore dell’immigrato, che in base alla legge vigente può essere chiamato solo se non ha altri figli, possa essere chiamato se si trova in stato di indigenza, perché la presenza di un altro figlio nel paese d’origine non è di per sé dimostrazione dell’esistenza di mezzi di sostentamento. Si è previsto, inoltre, che, il ricongiungimento del genitore che viene per prendersi cura di un figlio con problemi psicofisici possa implicare che il genitore lavori, anziché essere impedito legalmente dal lavorare, la qual cosa lo mette a carico del nostro sistema di welfare, che mi sembra essere oggi la principale preoccupazione dei colleghi dell’opposizione.
Quanto alla carta di soggiorno, ci siamo semplicemente adeguati alla direttiva europea che è violata dall’attuale legge, portando la relativa previsione dai sei ai cinque anni di soggiorno.
Infine, per quanto riguarda i 350 mila, mi sia consentita una domanda che devo rivolgere agli interroganti e a chi pone questo problema. Abbiamo ricevuto circa 400 mila domande: è ben possibile che la larga maggioranza di esse sia regolare, cioè conforme alla legge Bossi-Fini? Vorrei capire perché, se accettiamo una domanda regolare, posta tra la prima e la 157 mila millesima, abbiamo raccolto una domanda regolare, se ne accogliamo un’altra altrettanto regolare che, però, come numerazione, sia collocata dopo, questa diventa regolarizzazione o sanatoria: sarò corto di comprendonio, ma non lo capisco (Applausi dei deputati dei gruppi de L’Ulivo e di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea - Commenti dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania)!

PRESIDENTE. Il deputato Grimoldi ha facoltà di replicare.

PAOLO GRIMOLDI. Innanzitutto, registro il plauso alla tanto criticata, da voi, legge Bossi-Fini, che lega il soggiorno nel nostro paese al contratto di lavoro, però non sono assolutamente soddisfatto della sua risposta. Mi sembra di capire, al di là delle sue parole e dei fatti, che se nel nostro paese esiste un problema di immigrazione clandestina, allora, facciamola breve, aboliamo la concezione stessa di clandestinità e risolviamo il problema degli immigrati clandestini!
Il problema è che, nei fatti, voi avete permesso a 350 mila immigrati di entrare nel nostro paese; e a proposito dei ricongiungimenti familiari non è come dice lei, perché, con le modifiche che avete apportato voi, possono ricongiungersi anche con i nonni o con i bisnonni (Commenti del ministro Amato)
Le sottolineo i costi a livello di welfare nella nostra società per l’immigrazione: 900 milioni di euro per l’assistenza sanitaria agli immigrati regolarizzati, mentre, come dice anche il ministro Turco, la nostra gente deve pagare il ticket; 500 milioni di euro per i centri di permanenza temporanea; 15 mila euro per ogni clandestino espulso; 328 milioni di euro di stanziamenti governativi per le politiche dell’immigrazione. In più, vi sono i costi incalcolabili dei nostri enti locali: i comuni e le province.
Oltre ai costi ed alle suddette cifre, vi è un altro problema collegato alla criminalità, come ci dicono i numeri. Sappiamo bene che l’immigrato tende a delinquere nel nostro paese, specie quando non ha un posto di lavoro. Ebbene, questo provvedimento, unito al provvedimento approvato la settimana scorsa, cioè l’indulto, ci fa capire la vostra politica sulla sicurezza in questo paese.

PRESIDENTE. Deve concludere…



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PAOLO GRIMOLDI. Per questo e per tutelare la gente che sarà vittima dell’immigrazione clandestina e dei crimini e la gente vittima dell’indulto, stiamo pensando ad un progetto di legge o ad un’associazione in tutela delle vittime dell’indulto e di questa politica scellerata che non concilia la sicurezza (Applausi dei deputati del gruppo della Lega Nord Padania)

PRESIDENTE. Mi dispiace, ha esaurito il tempo a sua disposizione.

Iniziative per contrastare il fenomeno degli sbarchi di immigrati clandestini e per modificare la normativa vigente in materia di immigrazione - n. 3-00188)

PRESIDENTE. La deputata Dato ha facoltà di illustrare l’interrogazione Zaccaria n. 3-00188 (vedi l’allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 9), di cui è cofirmataria.

CINZIA DATO. Signor Presidente, signor ministro, in questi giorni stiamo vivendo in modo più intenso il dramma degli sbarchi di immigrati clandestini. Il Ministero dell’interno ha fornito dati allarmanti: pare che in 15 giorni oltre 2 mia persone siano sbarcate soltanto a Lampedusa. In considerazione delle condizioni di enorme sofferenza umana, della non capienza dei centri di accoglienza, malgrado lo sforzo di trasferire questi ospiti altrove e date le ondate di arrivi continui, il centro non garantisce quel minimo di condizioni necessarie.
Abbiamo sentito anche dell’appello da lei lanciato alla Commissione europea e della presenza attualmente in Italia dei rappresentanti della Commissione.

PRESIDENTE. La ringrazio, deve concludere…

CINZIA DATO. Ministro, vorrei soltanto farle una domanda. È evidente che la legge Bossi-Fini non funziona, se il ritmo degli arrivi è questo.

PRESIDENTE. Chiedo scusa, il suo tempo è esaurito…

CINZIA DATO. Cosa intende fare, ministro, sia per arginare l’attuale grave fenomeno che per rivedere la legge con grande urgenza?

PRESIDENTE. Il ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell’interno. Onorevole Dato, il problema degli sbarchi, anche se taluni fingono di scoprirlo quest’anno, è un problema che abbiamo da tempo, come segnalò il mio autorevole predecessore ripetutamente al Parlamento lo scorso anno. In realtà, i dati riportati anche da una recentissima pubblicazione delle Nazioni Unite su criminalità ed immigrazioni clandestine sono, per quanto riguarda l’Italia, e Lampedusa in particolare, che avemmo nel 2004 circa 13 mila sbarchi e nel 2005 quasi 23 mila. Dunque, il raddoppio degli sbarchi è intervenuto tra il 2004 e il 2005 ed ora, nonostante l’incremento cospicuo della punta di luglio, siamo ancora sugli 11 mila nei primi sette mesi e, quindi, siamo in linea con l’anno scorso, ma non è una gara tra i due anni.
Citavo il mio predecessore, che rispondendo in questa sede nell’ottobre 2005 parlò dei fattori concomitanti come carestie, altre calamità naturali ed instabilità politiche che, sommandosi agli alti tassi di natalità, avrebbero ulteriormente aggravato le già penose condizioni di vita di intere popolazioni africane; parlò di moltitudini pronte a tentare la traversata del deserto; parlò di un’ondata migratoria così ampia e tumultuosa da travolgere le limitate capacità di contenimento dei paesi africani; parlò del vertiginoso aumento degli arrivi a Lampedusa. Si tratta di fenomeni, come diceva giustamente Pisanu, complessi, la cui risposta va al di là dello stesso appello all’Europa che ho fatto nei giorni scorsi ed al quale il commissario Frattini ha corrisposto con grande prontezza e che ci porta ad intervenire per limitare gli sbarchi. L’Europa si deve impegnare



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e cercheremo di farla impegnare per una conferenza Unione europea-Unione africana, che speriamo di poter svolgere entro i prossimi mesi, che investa a 360 gradi il problema dello sviluppo di questi paesi, dei posti di lavoro che in essi possono essere creati, delle quote di immigrazione legale e non illegale che possono permettere di alleggerire il fenomeno, della lotta alla criminalità organizzata che lucra su questi fenomeni.
Sul fronte interno c’è la nostra legge, e mi richiamo a quanto dicevo nella risposta precedente.

PRESIDENTE. La prego di concludere, signor ministro.

GIULIANO AMATO, Ministro dell’interno. È sbagliato il pilastro che, così com’è, favorisce l’ingresso di immigrazione clandestina alla ricerca di lavoro piuttosto che il trasparente arrivo di persone che possano trovare lavoro.

PRESIDENTE. Il deputato Allam, cofirmatario dell’interrogazione, ha facoltà di replicare.

KHALED FOUAD ALLAM. Signor ministro, mi ritengo soddisfatto della sua risposta e mi rendo perfettamente conto delle difficoltà che un ministro dell’interno deve affrontare di fronte al fenomeno dell’immigrazione clandestina, e non solo. Si tratta di un’emergenza che riveste sempre un carattere di eccezionalità ma che si ripete puntualmente ogni stagione. Del fenomeno vi sono diverse possibili letture, ma non si può sottovalutare che, anche se lo osserviamo dalla Sicilia o dalla Spagna, l’immigrazione clandestina, e non solo, ci rivela il carattere mondiale dei flussi migratori ed il fatto che l’Europa è divenuta una delle grandi regioni di immigrazione del mondo nonostante le politiche di sicurezza messe in atto dai paesi europei.
Inoltre, il sistema migratorio è divenuto molto più complesso, come lei ha affermato, perché nell’apparente incoerenza di masse di clandestini che sfidano la morte in mare si sta instaurando, in realtà, una geografia molto precisa di chi sfrutta l’immigrazione, ormai, come un commercio illegale mondiale.
Un altro punto che va sottolineato è che si sta creando un’enorme frontiera dell’immigrazione che attraversa il sud del mondo e che pone un problema all’Italia e all’Europa, ma anche allo stesso sud del pianeta, come lei ha affermato giustamente. Torniamo dunque alla grande questione del Mediterraneo che è in attesa di una politica vera sull’immigrazione, una politica che ponga al centro le nuove dinamiche, come la cooperazione nord-sud, la cooperazione sud-sud, e la costruzione di un reale partenariato anche in materia di immigrazione. Vi è un punto in comune tra i paesi di immigrazione e quelli di emigrazione: nessuno dei due è in grado di esercitare un controllo sul fenomeno. Dunque, è solo nel quadro di una politica concertata, fatta di accordi bilaterali e, soprattutto, di prospettive di cambiamento, di sviluppo e di trasformazione che il fenomeno dell’immigrazione potrà essere canalizzato.

PRESIDENTE. La prego…

KHALED FOUAD ALLAM. Noi potremo fare la migliore legge del mondo sull’immigrazione, ma se a monte siamo incapaci di progettare politicamente un reale dialogo fra le nuove frontiere del mondo che attraversano il sud del pianeta…

PRESIDENTE. Deve concludere…

KHALED FOUAD ALLAM….allora il fenomeno dell’immigrazione assumerà davvero, come spesso lei ha ripetuto, un carattere quasi biblico (Applausi dei deputati del gruppo de L’Ulivo).

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 36 del 2/8/2006

(Continuata nella giornata di giovedì 3 agosto 2006)


     


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(Iniziative volte a garantire assistenza e ad informare gli immigrati sui diritti dei potenziali rifugiati - n. 3-00189)

PRESIDENTE. La deputata Frias ha facoltà di illustrare la sua interrogazione



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n. 3-00189 (vedi l’allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 10).

MERCEDES LOURDES FRIAS. Signor Presidente, signor ministro, mi riferisco anch’io al problema degli sbarchi. L’ultimo fine settimana abbiamo visto una vera strage nell’ambito di quella che l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati ha chiamato una roulette russa: la scelta tra morire lentamente o giocarsi la vita in una volta sola. Abbiamo visto decine di donne, uomini, bambini, anche piccoli, morti nelle acque del Mediterraneo. Sappiamo che il carattere dell’immigrazione di questi movimenti è planetario. Abbiamo appreso dalle sue parole che c’è un tentativo di risposta attraverso i pattugliamenti congiunti e ci auguriamo che questi pattugliamenti servano a soccorrere ed evitare la strage e non a respingere verso destinazioni ignote dove non si riconoscono le convenzioni internazionali.

PRESIDENTE. La prego…

MERCEDES LOURDES FRIAS. La domanda è: per quelli che riescono ad arrivare, e non muoiono nel mare, è previsto qualche tipo di assistenza con personale civile che possa anche informarli su quali sono i diritti di queste persone che non sono clandestini ma, in tanti casi, richiedenti asilo?

PRESIDENTE. Il ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha facoltà di rispondere.

GIULIANO AMATO, Ministro dell’interno. Rispondo all’onorevole Frias che queste morti in mare sono davvero terribili. Ho avuto la ventura di vedere fotografie scattate dopo il recupero dei cadaveri, a volte aggrediti dai pesci, ed è una cosa che non voglio che si veda, in quanto suscita soltanto un’emozione terrificante. Vorrei che razionalmente, invece, si percepisse che questi fenomeni sono disumani e che abbiamo l’obbligo civile e morale di intervenire per porvi fine. Ciò significa comunque fermare il flusso dell’immigrazione clandestina perché è organizzato dalla criminalità. Fermare organizzazioni criminali che, secondo il rapporto dell’ONU che prima citavo, hanno raggiunto un giro d’affari di oltre 300 milioni di dollari annui attorno a questa attività, portando via i risparmi di questa gente ed esponendoli al rischio della vita, prima nel deserto e poi nella traversata del Mediterraneo.
Merita leggere il rapporto dell’ONU perché esso pubblica anche il prezzario, più o meno presunto in quanto non sono dati ufficiali - naturalmente - ma per definizione ufficiosi, di quanto è richiesto per far rischiare la vita agli esseri umani. Il pattugliamento lo vedo principalmente in prossimità delle coste libiche, per evitare che si entri nel Mediterraneo, non per fermarli in mare aperto dove, se incontro una carretta, non ho nessun altro problema che ospitare coloro che ci sono sopra e che rischiano la vita. Il pattugliamento in prossimità delle coste ha bisogno della collaborazione della Libia e potrebbe darci lo stesso risultato che ci dette in Albania, quando, facendo la stessa cosa attorno a Valona, fermammo il flusso dell’emigrazione clandestina con gli scafi veloci e aprimmo il capitolo del trasparente arrivo in Italia di albanesi che ora vivono da noi numerosi.
Sento come lei il problema, per quelli che arrivano, di garantire i loro diritti e condivido con lei l’idea che la prima cosa fondamentale per chi arriva spaesato e sperduto in un altro paese è essere capito nella lingua che parla, altrimenti rimane isolato, non può comunicare e non può far capire quali sono i suoi bisogni. Mi è capitato un caso - e abbiamo provveduto subito a rimediare - di un asilante che in una commissione di ispezione aveva fatto la richiesta di asilo, ma l’interprete non l’ha tradotta. Per questo - e ho finito, signor Presidente - abbiamo rafforzato i servizi di traduzione e sono stati stanziati 280 mila euro per i nostri centri, più una quota del finanziamento Argo che abbiamo chiesto all’Europa. Questo è il perno perché i diritti possano essere fatti valere. Quanto all’asilo - mi consenta di concludere, signor Presidente -, quando la



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Camera avrà approvato la legge comunitaria noi appronteremo il decreto per l’asilo che la comunitaria prevede.
Chiedo scusa se ho rubato del tempo per esporre la mia risposta.

PRESIDENTE. La deputata Frias ha facoltà di replicare.

MERCEDES LOURDES FRIAS. Grazie, signor ministro, concordo con lei per quanto riguarda il fatto che ci sono cause esterne, legate alla legge attualmente in vigore in Italia. Ovviamente, se non si agisce sullo squilibrio mondiale, è difficile che si possa pensare anche che questi esodi si possano fermare. Lo stesso vale per la situazione di conflitto, per esempio nel Corno d’Africa, che ovviamente tenderà ad aumentare questi flussi.
Per quanto riguarda, però, quello che si può fare in questo paese, devo apprezzare la scelta del Governo di aver bloccato i rimpatri di massa, come venivano fatti precedentemente, soprattutto verso paesi dove non si rispettano le convenzioni internazionali sui diritti delle persone e sui diritti dei richiedenti asilo.
Dovrei comunque precisare che la legge Bossi-Fini attualmente in vigore, per sua natura non può essere modificata, ma va sostanzialmente trasformata, ovvero abrogata. Infatti, è proprio nel suo impianto che si produce clandestinità e questo lo abbiamo visto anche con le persone che si sono presentate alle poste. Dunque, i clandestini sono creati politicamente attraverso gli strumenti legislativi che abbiamo e pertanto ci deve essere un impegno del Governo a modificare questo fatto. Un altro elemento è la questione degli CPT, i quali non sono stati introdotti dalla legge Bossi-Fini, esistevano già nella normativa precedentemente. Essi non sono altro che un parcheggio di persone che devono scontare una doppia condanna. Abbiamo il caso di una donna guatemalteca, per esempio, che uscita da Rebibbia grazie all’indulto è finita in un CPT. In questo modo si parcheggiano sistematicamente persone che sono doppiamente condannate per il fatto di voler venire nei luoghi dove la ricchezza si consuma o per voler scappare dalle situazioni che tutti noi conosciamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e de L’Ulivo).

Resoconto stenografico dell’Assemblea

Seduta n. 36 del 2/8/2006

(Continuata nella giornata di giovedì 3 agosto 2006)

     


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(Interventi a tutela dell’ordine pubblico nel quartiere Anelli di Padova - n. 3-00190)

PRESIDENTE. La deputata Mistrello Destro ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-00190 (vedi l’allegato A - Interrogazioni a risposta immediata sezione 11).

GIUSTINA MISTRELLO DESTRO. Signor Presidente, la mia interrogazione è rivolta al ministro dell’interno per evidenziare come la situazione nel quartiere Anelli di Padova abbia purtroppo travalicato ampiamente le competenze comunali, investendo l’interesse regionale con le opportune dichiarazioni anche del governatore Galan, finendo ora per coinvolgere l’interesse nazionale e richiamando l’attenzione della stampa tutta. Questo giustifica l’interrogazione che oggi le rivolgo, signor ministro, chiedendole di intervenire in qualche modo al posto di un’amministrazione comunale che non riesce o non vuole o non può controllare la situazione. Le leggo alcuni passaggi di un articolo di Gian Antonio Stella: duelli di notte tra nigeriani e maghrebini, cinque ore di guerriglia, decine di poliziotti che tentavano di sedare una gigantesca rissa, ventuno arresti e cinquanta espulsioni. Intervengo sulla questione poichè sono stata sindaco di Padova…

PRESIDENTE. Deve concludere, per cortesia.

GIUSTINA MISTRELLO DESTRO. … dunque, signor ministro, volevo sottolineare qual è la situazione di grave degrado, che è veramente impressionante.

PRESIDENTE. Il ministro dell’interno, Giuliano Amato, ha facoltà di rispondere.



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GIULIANO AMATO, Ministro dell’interno. Mi fa piacere ritrovare in quest’aula il sindaco di Padova; infatti, tale per me è rimasta. Richiamando proprio quello stesso articolo di Gian Antonio Stella che lei ora ricordava, si può capire in qual modo si sia venuta creando una situazione esplosiva attraverso il progressivo formarsi di un eccessivo concentrato etnico, anzi bi-etnico, in un quartiere probabilmente favorito dalla tendenza dei proprietari di immobili a massimizzare la rendita dei loro stessi immobili, con monolocali affittati a pluralità di persone che poi finiscono per essere immigrati che non hanno altre prospettive.
Questo è un piccolo ma significativo esempio di come nasce una banlieu. Ciò va evitato ed è in primo luogo compito della politica locale.
So che la sua amministrazione affrontò il problema forse troppo drasticamente, attraverso un’ipotesi di esproprio che - contestata dai proprietari presso il Tar - rimase bloccata. Pertanto, l’attuale amministrazione ha scelto una strada diversa, che già le ha consentito di liberare una parte di questi appartamenti, facendo defluire in modo più integrato le comunità monoetniche che si erano concentrate in quei luoghi.
Non vedo altre politiche al di fuori di questa: l’integrazione plurietnica nei quartieri è una difesa che l’Italia e la politica municipale italiana in genere adottano contro quel tipo di rischio, che nel frattempo è esploso. E lei ha ragione: ciò ha posto le Forze dell’ordine in grave difficoltà. Tuttavia, queste ultime hanno sempre controllato la zona. Solo negli ultimi 12 mesi, si sono susseguite 22 operazioni straordinarie, con 133 arresti. La sera del 26 luglio, sono state avviate operazioni che hanno portato all’arresto di 21 persone magrebine, all’espulsione di 22 nigeriani, al sequestro di circa 2 chilogrammi di stupefacenti, essendo emerso che la ragione principale del conflitto non è un’ostilità interetnica, ma il controllo del mercato della droga. Ciò porrà un problema specifico, che ci ripromettiamo di seguire con grandissima attenzione.
Lei ha ragione: vale grandemente l’esempio di un fenomeno a cui dobbiamo reagire, in primo luogo, creando integrazione multietnica ed evitando qualunque forma di ghettizzazione su cui poi finisce per operare la criminalità organizzata.

PRESIDENTE. La ringrazio, signor ministro.
La deputata Mistrello Destro ha facoltà di replicare.

GIUSTINA MISTRELLO DESTRO. Signor Presidente, signor ministro, devo sottolineare che per la sua risposta lei probabilmente non si è avvalso di una documentazione approfondita della situazione, che parte da lontano.
Noi avevamo affrontato questo problema con grande coraggio, prima di tutto, dal punto di vista sociale, perché siamo convinti che l’integrazione sia uno degli elementi principali. Però, non si può bonificare una zona pensando di chiudere tre palazzine e di «spalmare» i residenti su tutta la città, senza svolgere opportune verifiche sui permessi di soggiorno e sulle situazioni personali. Ciò sta creando grossissimi disagi nel resto della città.
Nel 2001, per affrontare questo problema, abbiamo voluto creare con le nostre risorse un commissariato di polizia a pochi passi da quella zona, dando un supporto importante alle Forze dell’ordine. Il capo della polizia De Gennaro conosce bene questo progetto ed il ministro Pisanu, negli anni passati, ha lavorato moltissimo per risolvere tali problematiche. Questa situazione deve essere affrontata. L’integrazione è un elemento importante e fondamentale per un vivere civile, ma non è certamente il modo per risolvere un problema veramente grave.
Signor ministro, la invito a venire in quei luoghi per rendersi conto personalmente della situazione. Lo ripeto: anche il capo della polizia Giovanni De Gennaro conosce bene la situazione. Ho lavorato con il capo della Polizia ed il ministro Pisanu e, per cinque anni, abbiano svolto un grande lavoro, cercando di completare questo progetto, che è anche un progetto



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urbanistico e sociale (Applausi dei deputati del gruppo di Forza Italia).

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento delle interrogazioni a risposta immediata.
Sospendo brevemente la seduta.

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