immigrazione


TAR Sicilia, sez.II, n. 7936 del 24 giugno 2010

Posted in Giurisprudenza di Silvia su giugno 6, 2010

Conversione del permesso per minore età a permesso per motivi di studio.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 539 del 2010, proposto da:
———, rappresentato e difeso dall’avv. Gaetano Mario Pasqualino, con domicilio eletto presso il suo studio in Palermo, via Selinunte N. 9;

contro

Questura di Palermo, in persona del Questore pro tempore,
Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore;
rappresentati e difesi, entrambi, dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Palermo, domiciliataria per legge in Palermo, via A. De Gasperi 81;

per la declaratoria di illegittimità dell’inerzia serbata sull’istanza di conversione del permesso di soggiorno.

Visto il ricorso con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della Questura di Palermo e del Ministero dell’Interno;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2010 il Referendario dott.ssa Francesca Aprile e uditi per le parti i difensori, come da verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

Con ricorso ritualmente notificato e depositato, il sig. ————- ha adito questo Tribunale per sentire dichiarare l’illegittimità del silenzio-inadempimento formatosi sull’istanza avanzata in data 09 novembre 2009, con la quale il medesimo ha domandato la conversione del permesso di soggiorno per motivi di studio.

Si sono costituite le amministrazioni intimate, con il patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, che ha domandato il rigetto del ricorso, vinte le spese.

Alla camera di consiglio del 26 maggio 2010,sentiti i difensori delle parti, il ricorso è passato in decisione.

Il ricorso è fondato.

Il ricorrente, entrato nel territorio nazionale in data 08 maggio 2008, è stato affidato, con decreto del Tribunale di Monreale del 27/06/2008, alla tutela dell’Assessore ai servizi sociali del Comune di Camporeale.

In data 09 novembre 2009, il ricorrente ha richiesto la conversione del permesso di soggiorno per minore età, stante la piena integrazione nel contesto socio-relazionale, dimostrata dall’inserimento in un progetto di crescita evolutiva presso la Comunità Alloggio Don Bosco che lo ospita, nonchè l’iscrizione ad un corso professionale presso l’ECAP di Palermo.

L’istanza è rimasta inesitata ben oltre il termine di conclusione del procedimento previsto dall’art. 5, comma nono, del d.lgs. n° 286/1998.

L’inerzia serbata dall’amministrazione è, quindi, illegittima e, conseguentemente, va accolta la domanda volta ad ottenere l’ordine alla P.A. di concludere il procedimento con un provvedimento espresso.

Il ricorrente ha, inoltre, domandato l’accertamento della fondatezza della pretesa e la condanna dell’amministrazione all’adozione del provvedimento favorevole.

Sul punto, il Collegio ritiene di condividere il principio, già coniato dall’Adunanza Plenaria n° 10/1978 e di recente ripercorso, in relazione alla novella legislativa di cui alla legge n° 80/2005, dal Consiglio di Stato, per il quale “la possibilità di pronunciarsi sulla fondatezza dell’istanza ai sensi dell’art. 2, comma 5, legge n. 241/1990, non è obbligatoria («il giudice amministrativo può conoscere della fondatezza dell’istanza») e deve ritenersi limitata ai casi in cui venga in rilievo un’attività interamente vincolata della p.a., che non postuli accertamenti valutativi complessi e sempre che non sia prevalente il profilo concernente la sussistenza dell’obbligo della p.a. di emettere una pronuncia esplicita sull’istanza del privato”. (Cons. Stato, Sez. VI, 26 novembre 2008 n° 5843; conformi, Cass., SS. UU., 23 dicembre 2008, n° 30059; Cons. Stato, sez. IV, 12 maggio 2008 n° 2159; Cons. Stato, sez. V, 9 ottobre 2006, n. 6003).

L’attività amministrativa preordinata al rilascio del permesso di soggiorno a norma del d.lgs. n° 286/1998 non può ritenersi un’attività interamente vincolata, stante la connessione funzionale degli interessi pubblici in materia di immigrazione con l’interesse alla sicurezza pubblica e all’ordine pubblico e stante, altresì, la lettera della disposizione legislativa, che riserva all’autorità amministrativa le valutazioni in ordine ai surrichiamati interessi pubblici, nonchè, nei limiti stabiliti dal testo unico e dalle norme attuative, la scelta delle modalità del rilascio e della durata del permesso.

D’altro canto, l’art. 32 del d.lgs. n° 286/1998, nell’interpretazione resa dalla sentenza della Corte Costituzionale del 5 giugno 2003 n° 198, applicabile nel caso di specie, limita consistentemente la discrezionalità dell’amministrazione nel valutare i requisiti per la conversione del permesso di soggiorno per minore età, come di recente ha evidenziato, con orientamento unitario, la giurisprudenza amministrativa anche di ultima istanza, che il Collegio condivide (Cons. Stato, Sez. VI, 17 marzo 2009 n° 1569; VI, 22 maggio 2008 n° 2437).

Non può sottacersi che all’interpretazione costituzionalmente compatibile indicata nella pronuncia n° 198/2003 si è, da ultimo, uniformato anche il Ministero dell’Interno, con propria circolare esplicativa del 28 marzo 2008, dell’ufficio VII asilo e immigrazione, vincolante anche per le articolazioni ministeriali periferiche in base al principio di non contraddittorietà dell’azione amministrativa.

Deve ritenersi, pertanto, che, nel determinarsi sull’istanza del ricorrente, l’amministrazione, nell’esercizio della discrezionalità alla medesima spettante, non possa disattendere i parametri fissati direttamente dal legislatore, agli artt. 5 e 32 del d.lgs. n° 286/1998, nel testo risultante dalla sentenza n° 198/2003 della Corte Costituzionale, nonchè dettati in sede di autovincolo nella circolare summenzionata, dovendo unitamente attenersi ai generali principi che informano l’azione amministrativa, secondo l’art. 1 della legge n° 241/1990 e secondo la Costituzione.

Il ricorso, va, pertanto, accolto, con conseguente ordine all’amministrazione intimata di concludere il procedimento con un provvedimento espresso, conforme alla fattispecie legale di cui agli artt. 5 e 32 del d.lgs. n° 286/1998, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza.

Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vanno liquidate in favore di parte ricorrente nella misura di euro mille/00, oltre IVA e CPA come per legge.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia, Palermo, Sezione seconda, definitivamente pronunciando, accoglie il ricorso in epigrafe e, per l’effetto, ordina all’amministrazione intimata di concludere il procedimento con un provvedimento espresso nei sensi di cui in motivazione, entro il termine di trenta giorni dalla comunicazione o notificazione della presente sentenza.

Condanna le amministrazioni intimate alla rifusione delle spese ed onorari del giudizio in favore di parte ricorrente, nella misura di euro mille/00, oltre IVA e CPA come per legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Palermo nella camera di consiglio del giorno 26 maggio 2010 con l’intervento dei Magistrati:

Nicolo’ Monteleone, Presidente

Cosimo Di Paola, Consigliere

Francesca Aprile, Referendario, Estensore

L’ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 24/06/2010

(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

IL SEGRETARIO

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